
LA FILOSOFIA
DEI NUOVI LICEI DEL SOCIALE:
Mi piace iniziare questa presentazione
citando la frase evangelica “lo scriba discepolo estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt.13,52).
Le "cose antiche":
una lunga tradizione pedagogico-didattica
e l’importanza data ad un liceo di tipo umanista
Le “cose antiche” sono innanzitutto la plurisecolare
tradizione pedagogico-didattica dell’Istituto Sociale, che è quella delle scuole della
Compagnia di Gesù (e che garantisce, come una sorta di “leit-motiv”, la costanza e la validità dell’impostazione e della visione pedagogica di fondo della scuola).
Pensate che il primo Liceo diretto dai gesuiti nasce nel 1539 ed a Torino la prima scuola della Compagnia di Gesù
risale alla fine del 1500. Anche la storia dell’attuale Istituto Sociale è lunga e ricca; essa, dopo quasi 130 anni di attività, è garanzia di una fedeltà a dei valori e ad una tradizione che risultano sempre attuali.
Un’altra cosa antica che appartiene alle origini
dell’impegno educativo della Compagnia di Gesù è
l’importanza data al Liceo. Perché il Liceo? Prima
di tutto perchè, per questa tradizione ed in relazione alla riforma,
la scelta del Sociale consiste nel confermare i due indirizzi di Licei (il Classico e lo Scientifico) già attualmente in vigore, essendo fermamente convinti che lo studio serio di alcune discipline quali il latino o il greco sebbene in apparenza poco “spendibili”, costituiscano in realtà un presupposto fondamentale per una completa formazione di persone aperte, capaci di vivere nella società da protagonisti, con spiccate abilità critiche e, non da ultimo, con un elevato successo negli studi universitari, così come dimostrato dalle indagini sugli ex-alunni del Sociale condotte lo scorso anno dalla dott.ssa Filandri dell’Università di Torino.
Mi permetto di sottolineare il valore del liceo classico che secondo la riforma “resterà su un terreno di forte ancoraggio alla tradizione”. Dalle prime proiezioni nazionale sembrerebbe un liceo penalizzato ed è invece quello che più caratterizza non solo la tradizione gesuitica ma quella del nostro paese. Non è archeologia dedicare tanto tempo al latino ed al greco, ma è ribadire l’importanza di questa formazione a tutto tondo della persona, una formazione che abitua a pensare, che forma un solido metodo di studio, che approfondisce la tradizione per preparare il presente.
Le cose nuove: novità nella continuità
Il percorso del nuovo Liceo
La Riforma Ministeriale è stata per noi l’occasione di riprendere alcune convinzioni profonde che abbiamo circa il percorso educativo e didattico di un ragazzo.
La sintesi proposta presenta una identità chiara dei nostri Licei, una proposta forte, originale e precisa.
Abbiamo pensato il Liceo come un percorso, un itinerario che con la sua progressione segue la crescita del ragazzo verso l’autonomia e lo traghetta effettivamente verso il futuro impegno di studio, di lavoro, di vita.
Lo schema che abbiamo seguito è quello della Riforma che suddivide i 5
anni in "due bienni e in un quinto anno [...] utile al proseguimento degli studi in qualunque facoltà universitaria. Il quinto anno è anche finalizzato ad un miglior raccordo tra la scuola e l’istruzione superiore e alla preparazione all’inserimento nella vita lavorativa”.
Abbiamo articolato questa composizione con la nostra ispirazione.
Il primo biennio serve, secondo la migliore tradizione delle scuole della Compagnia e le indicazioni della nuova
Riforma, per mettere solide basi per “costruire poi l’edificio delle lettere” (come diceva la
Ratio Studiorum, il primo documento pedagogico della
Compagnia di Gesù del 1589). Senza delle fondamenta
solide non si può costruire un buon edificio. Il
biennio è un periodo che richiede di passare del
tempo a rafforzare gli strumenti del “mestiere” che
poi serviranno per prendere il largo durante gli
anni successivi del triennio. Occorre passare del
tempo con la pazienza dell’applicazione quotidiana
del latino e greco al liceo classico e della
matematica al liceo scientifico. Per questo abbiamo deciso di operare sul biennio alcuni
significativi potenziamenti. Non si tratta di ampliare i programmi ma di esercitarsi con una
didattica più attiva secondo il principio fondamentale, alla base della pedagogia attiva dei gesuiti, del: “Praecepta pauca, exempla multa, exercitatio plurima” (pochi precetti, molti esempi, moltissime esercitazioni).
Questo modo di articolare il nostro orario dà corpo ad un altro principio della nostra pedagogia “non multa sed multum” (non molte cose, ma in profondità). Questa metodologia permette di “gustare le cose”, di non appiccicare a memoria semplici nozioni, ma di approfondire, sedimentare, interiorizzare, appropriarsi sempre più personalmente.
A questo stesso principio fa riferimento anche il nostro modo di strutturare l’orario che prevede su 6 ore solo 3 materie forti in modo da non appesantire eccessivamente il programma.
Dopo il primo biennio di basi solide, proponiamo un trienno che vuole preparare i ragazzi al loro personale futuro di vita. Con la
opzionalità di alcune scelte e con la finalizzazione all’università si è scelto di dare agli ultimi tre anni dei nostri licei
un chiaro indirizzo orientativo.
Più in particolare, il secondo biennio serve per scoprire/riscoprire e promuovere le proprie inclinazioni, personali, per conoscere e riconoscere la propria personalità intellettuale, seguendo ed assecondando i propri interessi di ricerca ulteriore e di approfondimento.
Qui c’è una logica interna del liceo che permette, dopo aver messo solide basi di affrontare con sicurezza la letteratura classica o le problematiche scientifiche più complesse con le loro valenze etiche, di ragionare con la propria testa e, aggiungerei, amare con il proprio cuore.
Al triennio infatti è preferibile allargare le conoscenze o fare in modo che il ragazzo riesca a rielaborare e a strutturare le tante sollecitazioni che oggi riceve dall’esterno.
Qui parallelamente comincia a prendere corpo l’idea di personalizzazione degli studi. Intendiamo incoraggiare propensioni e interessi del ragazzo attraverso l’introduzione di alcune opzioni entro le quali il ragazzo può cominciare a scegliere, operando così in una concreta pratica didattica una educazione più ampia alla scelta e al discernimento. Qui si va in linea con la tendenza delle università e della pedagogia ignaziana di dare uno spazio sempre crescente alla personalizzazione degli studi.
La Riforma ci ricorda che “un ulteriore avvicinamento alla tendenze in atto in Europa, soprattutto nel centro-nord del continente, che puntano sulla flessibilità e personalizzazione dei percorsi formativi, deriva dall’utilizzazione degli spazi di autonomia assegnata i licei (20% nel biennio iniziale e nell’ultimo anno, 30% nel secondo biennio). Su questa base le scuole potranno potenziare gli insegnamenti obbligatori o attivare altri insegnamenti, secondo il proprio Piano dell’Offerta Formativa…”
C’è poi l’ultimo anno, anno di conclusione e di raccolta dei frutti di un lungo percorso e anno di concreta apertura di un futuro. Per noi questo anno è il coronamento di tutto progetto e della sua filosofia scoprire la propria originalità personale per dare il meglio di sé, acquisire una eccellenza accademica ed umana messa al servizio della costruzione del mondo.
L’obiettivo formativo finale: una persona che viva da protagonista la sua esistenza nel mondo ed a servizio del mondo.
Nel quinto anno il tema della scelta viene in primo piano. Si tratta di
uscire dal liceo per entrare nel mondo dell’università. Per uno studente del liceo si tratta fondamentalmente di scegliere un percorso. È la prima grande scelta che un ragazzo compie e pertanto essa ha un significato educativo/formativo essenziale. Non si tratta solo di fornire al ragazzo tutte le infinite informazioni che si possono dare sui percorsi di studio, si tratta piuttosto di educare alla scelta. Per noi questo è stato ed è un cantiere di ricerca importante.
Le cose belle che facciamo al Sociale
Per concludere questa mia ampia presentazione,
rimandando i dettagli "tecnici" e i quadri orari
nella sezione dedicata alle "Informazioni sui nuovi
Licei al Sociale", desidero cercare di sintetizzare
e di cogliere i migliori aspetti di ciò che, secondo
me, proponiamo nei Licei del Sociale. Dovendo
scegliere tra tantissimi aspetti (nella sezione "TOP
TEN" abbiamo evidenziato una serie di 50 punti, in
ordine di importanza), desidero segnalarne quattro:
- l'attenzione alle lingue straniere,
per una effettiva apertura al mondo e agli
altri, anche di culture e di paesi lontani
- l'attenzione alle tecnologie (tutte
le nostre aule sono dotate di LIM - Lavagna
Interattiva Multimediale, con
videoproiettore, PC portatile, connessione a
internet, casse audio per lezioni interattive e
multimediali. Tutti i nostri docenti vengono
formati per un utilizzo didattico e pedagogico
delle nuove tecnologie sempre più consistente e
consapevole)
- i pomeriggi al Sociale, come momento
formativo ed educativo molto importante, per lo
studio assistito, per la pratica di attività
complementari e per l'approfondimento delle
discipline
- l'introduzione dello studio del diritto e
dell'economia per la formazione di cittadini
consapevoli, preparati e con un profondo senso
della società e della giustizia
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